domenica 6 febbraio 2011

Severgnini qualunquemente omofobo?

Signor Severgnini,

la lacunosità delle sue argomentazioni contro le adozioni gay mi ha stimolato le seguenti riflessioni.

Per quanto la risposta “punto per punto” risulti antipatica, è il modo migliore che ho trovato per essere efficace nell’individuare quelli che ritengo essere punti deboli del suo discorso.

Alla fine, invece, esprimo un mio giudizio, non certo morbido. Non la prenda sul personale, ma responsabilmente pensi con la mente del ruolo che il suo “personaggio” ricopre.

Cordiali saluti.

Gian Mario Felicetti

Perché il contesto non lo consentiva, caro ELC? In quello spazio mattutino (ore 8.30, dal lunedi al venerdì) parliamo di tutto, da tempo. Ho premesso che le coppie dello stesso sesso vanno tutelate e riconosciute dalle legge. Ma che ci posso fare?

Non sono favorevole all'adozione e, prima ancora, al matrimonio, che è per definizione l'unione di un uomo e di una donna.


Occorre precisare del contesto in cui questa definizione esiste. Non è di ceto una definizione universale. Non c’è, ad esempio, nella costituzione, che non parla di uomo e donna, ma di “società naturale”, e non certo in senso teologico. Società Naturale è un termine utilizzato per definire che la famiglia è una realtà che si antepone allo stato. Quindi “società naturale” significa, terra terra: no alla “famiglia di stato”, sì alle famiglie che le persone decidono di costruire nel tessuto sociale in cui vivono. Aldo Moro in costituente ha detto, riferendosi a “società naturale” che lo stato “si inchina” di fronte alla famiglia. Anche alla mia.

Ad ogni modo, adozione e matrimonio (civile, nota bene) sono argomenti distinti, che non andrebbero confusi se si vuole costruire un contraddittorio che faciliti la costruzione di una società migliore.

Non accetta il mio argomento? Provi a seguirmi. Perché, allora, il matrimonio non può essere fra tre persone? O fra quattro? O fra tre uomini, due donne e un avatar? Se la sua risposta fosse «Eh no, bisogna essere in due!», vuol dire che anche per lei esiste una definizione di matrimonio, basata su una categoria: il numero. Per me ce n'è un'altra: la differenza di sesso.


Il suo argomento tiene. Ma tiene anche se lo riapplica nella direzione opposta. Ovvero: chi ci assicura che questo limite che “deve” essere messo nella definizione al matrimonio non diventi poi una misura odiosa di totalitarismo, come quando ad esempio, non bastava essere uomo e donna per sposarsi. Ma bisognava essere uomo ariano e donna ariana. O giù di lì.
Forse si comprende che allora occorre ampliare le prospettive, il punto di vista. La questione non è che occorre mettere limiti, perché poi nessuno ci assicura che non ne vengano messi troppi. Piuttosto il problema è quello di farli cadere, certi limiti, secondo quelli che sono i tempi e la società di oggi. Senza paure. Senza aggrapparci a paletti che fanno da sponda a recrudescenze fasciste, fondamentaliste o totalitaristiche mai sopite in Italia e nel mondo.

Non lo chiede solo la religione cattolica; lo suggeriscono il buon senso, la storia e la natura (che punta, implacabile, alla procreazione e alla conservazione della specie).

Qualunquemente, sono d’accordo con lei, specie riguardo il buonsenso. Ad ogni modo, oggi le persone e le coppie omosessuali possono procreare, non sono “costituzionalmente sterili” come disse Mara Carfagna (che poi, da Ministra, si è scusata di avere utilizzato queste parole).
Ma non solo: si è mai chiesto come mai le persone omosessuali sono presenti in ogni luogo e in ogni tempo? Evidentemente la Natura stessa ha in qualche modo previsto, necessariamente, questo apparente paradosso, che ad una lettura semplicistica e meccanicistica, sembra essere “contrario” alla procreazione della specie. Ma ad una lettura un po’ più profonda, anche se in maniera indiretta, evidentemente anche gli omosessuali hanno un loro ruolo nella conservazione della specie, altrimenti non esisterebbero!


Aggiungo: l'adozione da parte di coppie omosessuali mi lascia perplesso; molto perplesso quando ha risvolti pubblici e mondani, come nel caso di Elton John. Un bambino ha bisogno di mamma e papà, figure diverse e complementari. Può accadere che debba crescere solo con una o solo con l'altro. Ma svantaggiarlo da subito mi sembra ingiusto. Solo nel caso di adolescenti, la cui l'adozione si rivelasse difficile, sono pronto a rivedere il mio parere.

Ha mai letto gli studi psicologici e sociologici sui bambini nati e/o cresciuti da famiglie omosessuali? Non sono svantaggiati in nulla. Ha mai parlato con qualcuno di questi bambini, ragazzi, giovani uomini e donne? Non credo…


Questo fa di me un troglodita politico? Non credo. Forse, in parte, un conservatore. Credo infatti che qualcosa da conservare ci sia, nella tradizione e nella fabbrica sociale degli uomini. Molto altro, invece, si può e si deve cambiare. E in Italia non lo facciamo, porca miseria.

Porca miseria? Pessimo stile retorico. Comunque... Questo fa di lei una persona disinformata e superficiale.Inconsapevole, mi auguro, della banalità del male che crea diffondendo questi pregiudizi, ancor più da un pulpito progressista.




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martedì 11 gennaio 2011

Amico di chi?

Amici amici

Per l'ennesima volta, fa notizia un VIP che ha amici gay. "Migliori" amici addirittura.
L'ultimo è Raul Bova, che è una persona veramente dabbene.

Mi permetto di dire solo una cosa: Raul, prova a pensare se anche tu sei un buon amico per il tuo amico gay.

Perché in Italia nessun VIP mette la faccia (tantomeno i soldi) sulla questione gay, eppure è quello che ogni gay che si sente uguale nella sua diversità si aspetta da un amico che ha fama, potere o denaro.

Location:Milano

giovedì 4 ottobre 2007

Ormai lo sanno tutti. Voglio sposarmi con il mio uomo, entro 4 anni e mezzo, mese più, mese meno. Per questo dopo varie iniziative, ho deciso di di chiedere aiuto a tutti gli Italiani.

Ho aperto una petizione on line, nella quale pongo all’attenzione delle istituzioni Italiane che Gian Mario Felicetti e Riccardo Zappa vogliono unirsi in matrimonio. La legge non lo vieta, dunque chiedo loro di collaborare per rimuovere questi presunti impedimenti. E chiedo di farlo nel tempo massimo di 4 anni.
Per sperare in questo ho bisogno di voi. Dei vostri genitori. Dei vostri amici.

La mia voce è la vostra voce. Questo è il senso di un blog. Questo il senso di una petizione.E’ il senso della mia fierezza di essere Italiano che tanto vado sbandierando.
Basta una firma. Anzi solo una adesione: il tuo nome e il tuo cognome. Un contributo minimo, ma lo chiedo a ciascuno di voi. Perché è su ciascuno dei miei lettori ripongo la mia piena fiducia. E’ inutile che vi spieghi, infatti, che questo gesto di solidarietà avrà senso solo se verrà accolto e promosso da molti.
Per questo vi chiedo tre cose:
1) Cliccate e sottoscrivete. Chi inserirà anche il proprio nome e cognome (facoltativo) sarà invitato al nostro matrimonio.
2) Mandate mail ai vostri amici e ai vostri parenti e spargete la voce! Non vergognatevi! Nessuno rimane indifferente a due persone che si amano alle quali viene impedito di sposarsi.
3) Se avete un blog, un sito o altro, prendete questo banner e pubblicizzatelo nello spazio web che ritenete più opportuno.

Per ricambiare, ho preparato una pagina con i banner di tutti i siti che hanno promosso e appoggiato la nostra causa.
Questo mio appello viene dal cuore. Fosse anche solo il più bel regalo che posso fare al mio uomo. Riccardo.


lunedì 16 luglio 2007

FIERO DI ESSERE ITALIANO, FIERO DI ESSERE GAY


La seconda campagna del sito punta direttamente ai diriti civili, senza ammiccare a divertissement e senso dell’umorismo.
I diritti degli omosessuali italiani sono i diritti di tutti.
Vuoi inserire questo banner nel tuo sito? Clicca qui e copia il codice che trovi a video.

Vuoi sapere perché questa campagna? Leggi qui e qui.

domenica 8 luglio 2007

Vuoi sposarlo?

E' partita la campagna del mio sito sul diritto al matrimonio: Vuoi sposarlo?
A lungo ho cercato di capire come poter raggiungere l'interesse dei tanti omosessuali italiani.
Se parli di progetti di vita, sembri una persona troppo seria.
Se parli di diritti, fai la parte di chi non sa vivere serenamente come capita. Gli italiani subiscono, e vivono pensando che i diritti siano un lusso.
Se parli di famiglia, di patria o di legalità, sembri di destra, e allora nascono pregiudizi: quelli di sinistra non ti vogliono perché sembri di destra. Quelli di destra non ti vogliono perché vuoi dare diritti ai gay.

E allora, conviene finire sempre là. Un po' di sano sesso accompagnato da tanta ironia. Forse solo davanti ad un corpo fantastico ed uno sguardo mozzafiato gli omosessuali capiscono cosa si perdono continuando a vivere senza diritti. Schiaffi in faccia agli omosessuali maschi un bonazzo e gli chiedi:

Vuoi sposarlo? Visita il mio sito e capirai come.

Se ancora non sei convinto, prova a dare uno sguardo a tutti quelli che sposerei io, poi dimmi se ancora non sei d'accordo con me!

sabato 30 giugno 2007

Il nuovo blog freewordpress

Sta prendendo piede il sito La Famiglia Fantasma con il quale cercherò di pubblicizzare il più possibile il mio progetto di sdoganare presso la comunità GLBT italiana il concetto di diritto al matrimonio, inteso come diritto e come possibilità di accesso a questo istituto da un punto di vista amministrativo.

Come ci si sposa? Dove devo recarmi? Che diritti ho, sulla carta? Quali, invece, sono consolidati in modo da poterli far valere anche di fronte ad un burocrate omofobo che pensa di fare obiezione di coscienza?



Le risposte a tutte queste domande sono bene organizzate nelle pagine del blog o nelle sue sezioni.



Trattandosi di un tema delicato ed importante, in cui è necessaria tanta conoscenza anche profesisonista, chiedo aiuto ai professionisti (avvocato, giudice, politico) che condividono le finalità del mio progetto: realizzare un sito dal quale il lettore possa agevolmente apprendere le nozioni di base ma efficaci per far valere tutti i diritti che effettivamente ha.


Contattatemi e offrite le vostre conoscenze, ciò che sapete.

Buona lettura a tutti!

AGEDO e Famiglie Arcobaleno

Associazione dei genitori di omosessuali e associazione delle famiglie omosessuali con figli.
Due realtà stupende in Italia, che meritano un grande appoggio.

Mio padre ha conosciuto l'AGEDO al Pride Parade e mi ha detto che gli piacerebbe poter in qualche modo introdurre questa associazione nella nostra piccola città, Ascoli Piceno. Glielo auguro con tutto il cuore, a lui e a tutti i genitori di gay ascolani.

Con le famiglie arcobaleno, invece, sono/sarò in contatto, perché la loro è una testimonianza rara e preziosa, di cosa significa essere omosessuali e famiglie in Italia.

Piccoli tesisti crescono

Sono sempre di più laureande e alureandi che mi contattano in seguito al mio libro, considerato una fonte importante di informazioni, se non unica.
Sono onorato di questa collaborazione. Ogni cosa che posso fare per chi si adopera ad introdurre nel mondo accademico italiano un concetto di omosessualità affrancato dai pregiudizi, consideratemi a disposizione.
Ribadisco il fatto che le mie ricerche non sono accademiche, anche se effettuate in modo rigoroso ed onesto, anche positivamente critico.
Per il resto, un grandissimo in bocca al lupo a tutti e tutte! Se potete, sarei contento di condividere (dopo la discussione, ovviamente) il testo della vostra tesi.

Appuntamenti di fine Luglio

Novità in vista per la presentazione del libro:
- Sabato 28 Luglio, a Civitanova Marche, presso la libreria Arcobaleno
- Si replica, il giorno dopo Domenica 29 Luglio a Cattolica, Spiaggia Bikini dietro il parco acquatico “Le Navi”.
Entrambi gli appuntamenti si terranno dopo cena.

Ringrazio ancora una volta tutti quelli che mi sono vicini in questa avventura e tutto il pubblico, che è sempre stato numeroso e generoso con l'acquisto dei libri.

lunedì 18 giugno 2007

Questa sera in TV

Questa notte, alle 24:30, sulla rete Sky TeleRoma56 ci sarà la replica della trasmissione Outing. Outing è una trasmissione condotta da Patrizio Amabili, molto fresca e interesante, veramente carina. Sono stato invitato per presentare il mio libro, e chiunque è interessato, vi consiglio di vederla.
Allora andate su Sky, TeleRoma56 e aspettate le 24:30, ora di inizio della trasmisssione Outing.
A presto!!!!

RomaPride 2007 - Alcune immagini

Queste sono alcune immagini che ho scattato al Pride. Guardatele senza problemi. Non è necessario avere 18 anni. Basta avere un cervello di età superi ai due anni.
Tanti parlamentari non ce l'hanno, ma la maggioranza degli italiani sì.

RomaPride 2007 - Orgoglio nazionale

Trecento mila persone, dunque. Per i cattolici, un milione e mezzo.
Comunque lo vediate, provate a immaginare quante bandiere hanno sventolato. Una? Mille? Centomila? Non so. Di sicuro, c'era UNA SOLA BANDIERA ITALIANA. La mia.
L'unico ad aver deciso di non scoraggiarsi, di credere ancora che l'Italia può essere migliore, può essere aiutata ad uscire medioevo in cui i politici ci stanno buttando a capofitto. Ieri, davanti a tantissime persone, ho sbandierato il mio orgoglio gay e il mio orgoglio nazionale. Fiero di essere Italiano. Fiero di essere gay.
Alcuni mi dicono che tanto nazionalismo, insieme a tanta voglia di famiglia, puzza. A me puzza lasciarsi andare e buttare la propria patria nel cesso. Come, tra parentesi, sarebbe anche giusto fare.
Però io non ci sto e dico: Viva gli italiani: eterosessuali, gay, lesbiche e trans. Viva L'Italia intera, con tutti gli italiani onesti. Muoiano, invece, i suoi pregiudizi. E con essi, muoiano tutti quelli che li promuovono e se ne nutrono. Come sanguisughe e vampiri, che appestano l'aria, infestano le esistenze e invidiano la vita degli altri.

RomaPride 2007 - Quanti eravamo

Un milione. Una volta era un'unità di misura precisa. Mille volte mille. Cento miriadi. Oggi, in Italia, significa "Il numero dei partecipanti al Family Day".
E allora, per alcuni Italiani, sia chiaro che al Pride eravamo un milione e mezzo! Le cifre della questura parlano chiaro: 200mila al Family Day. 300mila al Pride di Roma.
In più si aggiunga che per questo Pride non sono stati stampati 10 milioni di volantini, nè affissi 150mila manifesti in tutta Italia. Non siamo andati nelle scuole o nelle parocchie a portare i ragazzi in gita a Roma. Soprattutto, noi non abbiamo invitato 2000 autorità politiche, e non c'erano sedie d'onore per nessuno. C'erano solo pochi ministri, e una Pollastrini che si è vergognata (giustamente) di comparire in pubblico. Qualche deputato, solito noto.
C'erano, invece trecentomilapersone, arrivate a Roma con i propri corpi, le loro storie, la loro dignità e voglia di famiglia. E se c'è stata provocazione, quanto poca cosa è rispetto alle discriminazioni che tutte queste persone hanno subito nella loro vita? Chi è ormai abituato, prima di lamentarsi per qualche culo al vento, dovrebbe farsi un esame di coscienza ed avere un po' di umiltà. Forse, la nostra fierezza che esibiamo una volta all'anno, dà fastidio proprio alle persone che non sanno essere umili.

Presentazione ad Ascoli

La presentazione ad Ascoli Piceno è stata qualcosa di unico.
Tornare dopo anni nella propria città e dire ai propri amici, ai vecchi conoscenti, ai parenti con i quali avevi allentato i rapporti, che sei omosessuale e farlo con un libro che è stato scritto appositamente per mettere a nudo i pregiudizi contro gli omosessuali. Fare tutto questo con la solidarietà di mio padre, per dire a tutti che sto progettando di sposarmi con il mio uomo entro il 2012 e che desidero crescere dei figli. Rinnovare l'amicizia con conoscenti o parenti con i quali i rapporti si erano allentati: è crollato l'imbarazzo di dire o non dire cose che è innaturale spiegare.
Non ho solo rinnovato il passato. Ho anche conosciuto persone nuove, etero e gay, che sono venute perché contente che finalmente ad Ascoli Piceno, dai tempi di Adamo ed Eva, c'è stato qualcuno che parlasse di omosessualità senza peli sulla lingua e con rispetto.
Oggi spero quello che giorni fa mi sembrava impossibile: che gli Ascolani omossessuali possano crearsi un riferimento pubblico e socialmente riconosciuto. Magari a breve ad Ascoli nascerà un'assocazione che promuove la trasparenza della sessualità per tutti.
Tuto questo è stato bellissimo. Tutto questo è stato unico. Nessuna autorità invitata era presente, non c'era nessuno che abbia voluto presentare il mio libro. Ma tutti i presenti erano felici di partecipare ad un evento importante per la nostra città. Grazie e tutti quelli che c'erano.

Presentazione a Roma

Alla presentazione a Roma erano presenti 50 persone e il libro è stato presentato dal Senatore Gianpaolo Silvestri, dall'onorevole Grillini.
E' interventuo anche Aurelio Mancuso, neo presidente di Arcigay, nonché Teodori, ex deputato per tre legslature, originario anche lui di Ascoli Piceno.
E' stato entusiasmante parlare insieme a loro dei diritti delle famiglie omosessuali. E mi ha fatto molto piacere sapere che a breve saranno lanciate delle iniziative di proteste civili, come rispedire al mittente la propria carta di identità (che non rispecchia la mia identità affettiva) e il certificato elettorale, perché votare un parlamento che non riconosce i miei diritti è inutile.
Infine, ho fatto la conoscenza di una signora sposata molto interessante, Alba Montori, di cui vi invito a visitare il blog.
Ringrazio il mio Editore per avere organizzato questo evento e la ReadyBookStore per averlo ospitato.

mercoledì 13 giugno 2007

Roma Ascoli Roma - Weekend intenso


Le ultime attività di promozione del libro si avvicinano.
Sono emozionato, perché a Roma il 14 Giugno per la prima volta parlerò a tu per tu con un senatore (il mio prefattore Gianpaolo Silvestri) ed un parlamentare (l'onorevole Grillini).
Sono curioso di vedere cosa avrà organizzato il mio editore nella capitale, la sua città. E, coincidenza, il 14 Giugno, sarà anche il suo compleanno. Auguri!
Sono ancora più emozionato di poter presentare questo mio libro ad Ascoli Piceno: ai miei famigliari, ai miei amici, ai concittadini.
Dopo Ascoli, torneremo a Roma, per il Pride Parade. Ci sarà anche mio padre, che finalemente osserverà con i suoi occhi quello che le telecamere nascondono.

E infine, sabato 16, una breve intervista presso una televisione locale, ma con copertura nazionale sul digitale/satellitare: Teleroma 56. Andrò in onda in diretta alle 22:00, su una trasmissione dal titolo Outing condotta da Patrizio Amabili, anche lui di origini picene.
Tante cose in programma, e sono ormai in partenza. State sicuri: vi agigornerò su come sono andate le cose! A presto!
Gian Mario

Perugia - Presentazione all'Omphalos

Ringrazio di cuore tutto il circolo "Omphalos" di Perugia, che è stato accoglientissimo e di una cordialità indimenticabile.
Un ringraziamento speciale a Giuliana e a Roberto.



giovedì 31 maggio 2007

Locandina della presentazione di Perugia

Come sapete, Giovedì 7 Giugno presenterò il mio libro a Perugia, in centro città (via Fratti).
Scaricate la locandina del programma (pdf), oppure visitate il sito dell'omphalos Perugia, che ha organizzato l'evento.


Perchè mi voglio sposare?

Il matrimonio è un pratica sociale che serve ad esprimere nella propria comunità la modificazione della propria organizzazione di vita, del proprio ruolo nella società.
Il matrimonio serve a ribadire la necessità che il resto del gruppo sociale rispetti la nuova condizione esistenziale acquisita.

Lettera a Rosy Bindi e alle bambine d'Arabia

Signora Ministra Bindi,
sono mesi che rimugino su quello che lei ha affermato qualche tempo fa: "E' meglio che un bambino resti in Africa piuttosto che sia adottato da una coppia omosessuale".(*)
Un'opinione apparentemente innocente. Eppure, in questo paragone, il riferimento all'Africa peggiore è insito nella logica della frase stessa. Per dare un senso alla sua frase, Lei non si riferisce certo all'Africa migliore (tipo il Sud Africa, dove il matrimonio è sia etero che omosessuale). No, lei allude (o addirittura ammicca?) alle più difficili e aberranti delle vite: la fame, la malattia, l'ignoranza, la sofferenza, la guerra.

Meglio bambini soldato che figli di due gay. Meglio essere costrette alla propstituzione da piccole, che essere cresciute da due lesbiche. Questo è quello che lei, l'abbia inteso o no, l'abbia pensato o no, ha fatto venire in mente a milioni di Italiani. Nelle menti di tutti noi, anche solo per un attimo, è balenato questo pensiero. Fosse anche solo incosciamente, unicamente per rigettarlo con disprezzo, verosimilmente dicendo a sè stessi: "Ma come diavolo le è venuto in mente?".

Poi, ieri, in qualche modo ho ricordato il rogo che c'è stato in Arabia Saudita pochi anni fa, precisamente a Medina(**): una scuola prese fuoco durante la notte. Tutti gli studenti del collegio cercarono una via di fuga nel buio assoluto. I maschietti furono fatti uscire. Le famminucce, ancora bambine, nella fretta avevano lasciato il velo nelle loro camere. Per questo, chi era a guardia della scuola le ha fatte morire, arse vive. Quattordici. Mentre loro piangevano disperate e battvano i pugni sulla porta, divorate dalle fiamme, soffocate dal fumo, il guardiano teneva bloccata l'uscita, con impegno e senso del dovere. Si impiegò in ogni modo, e con successo, in nome della legge di quella Nazione.

A questo punto le chiedo : "Secondo lei, è meglio per una bambina restare in Arabia Saudita, oppure esssere accolta in una famiglia omosessuale?"Sembra una provocazione, ma invece è un modo per far venire a galla, e con chiarezza, il senso ultimo delle sue parole - se non nelle intenzioni, per quello che significano a molti.
Sotto le sue affermazioni sembra strisciare la convinzione che gli omosessuali sono in una condizione di sub-umanità o per lo meno di sub-civiltà, per la quale il non diritto o il diritto limitato è ammissibile. Quando un ministro si esprime in questi modi, la sua nazione si avvicina imrpovvisamente ai tempi in cui gli omosessuali non avevano diritto nè alla libertà nè alla vita. Un pericolo per tutti, non solo per i gay.E allora torno a farle la domanda: "Secondo lei, è meglio per una bambina restare in Arabia Saudita, oppure esssere accolta in una famiglia omosessuale?"

Tutti gli esseri umani non fondamentalisti, in cuor loro, penseranno che per una bambina è meglio crescere con due genitori omosessuali che in Arabia Saudita, nella quale da grande sarà costretta ad indossare il velo. E addirittura, già da piccola, corre il rischio di morire bruciata viva solo perché non lo indossa. Quell'Arabia Saudita la cui legge, nero su bianco, riconosce alle donne la metà del valore di un uomo. La metà di un uomo. Occorre dirlo due volte per afferrarne la portata.
Tutti penserebbero "Meglio due genitori gay che crescere in Arabia Saudita". Tutti sarebbero pronti a dirlo, a voce alta, senza paura. Di certe cose non si ha paura. Nessuno ha paura di difendere la vita di una bambina innocente.

Eppure lei, Rosy Bindi, non risponderà mai a questa domanda: con la scusante che l'argomento Islam è troppo delicato. Oppure affermando che si tratta di una provocazione. O che in Arabia Saudita le donne non vivono poi così male.In realtà, non risponderà perché non può. Perché è legata, mani e piedi, dall'ideologia che ha scelto di portare avanti: un'ideologia viva nelle nazioni dei secoli scorsi e nella Chiesa di oggi. (***) Un'ideologia che criminalizza l'omosessualità e intende limitare la libertà delle persone omosessuali. E le ideologie, si sa, non conoscono la pietà. Nemmeno nei confronti dei bambini.

"Per una bambina, è meglio crescere in una famiglia omosessuale o in Arabia Saudita?"

(*) LINK ALLA NOTIZIA
(**) LINK ALLA NOTIZIA
(***) LINK AL DOCUMENTO DELLA CHIESA
(***) CITAZIONI PRINCIPALI DEL DOCUMENTO
Nel documento Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali ,1992, sezione B “Applicazioni” a firma di Joseph Ratzinger si legge:
“La "tendenza sessuale" non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione”.
“Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare.”
Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone […] Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati […] è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune”.
“Includere la "tendenza omosessuale" fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani”.
“Vi è il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità

lunedì 28 maggio 2007

Libreria Babele - Grazie a tutti

Anche la presentazione alla Libreria Babele è andata molto bene. C'erano 60 persone e molti di loro hanno acquistato il libro. Ringrazio il mio editore Fabio Croce, Roberto Schena - capredattore della Padania - e Fabio Pellegatta, dirigente della sezione cultura del Centro Iniziativa Gay di Milano.
Hanno mostrato un interesse genuino per i contenuti del libro (ed anche per come è scritto) e mi ha fatto piacere che i miei argomenti hanno comunicato una certa vitalità intelletuale e civica nei lettori.

Ringrazio anche Ileana, dell'AGEDO (Associazione GEnitori Di Omosessuali), che è stata così coinvolta nella lettura del libro che ha invitato tante persone e me le ha presentate tutte. Non da ultime, Elena di Famiglie Arcobaleno, che ha partecipato con la sua famiglia al completo: la sua compagna e uno dei loro tre figli.

Qui potete vedere alcune foto dell'evento.

Qui un breve video, uno spezzone di un mio intervento.
Buon divertimento!

domenica 27 maggio 2007

Milano, oggi alle ore 17:00

Mancano poche ore. Oggi, Domenica 27 Maggio alle ore 17:00 ci sarà la presentazione del libro "La Famiglia Fantasma" presso la libreria Babele. (MM1 Cadorna).
Saranno presenti l'editore Fabio Croce e Roberto Schena, del quotidiano "La Padania".
Vi aspetto numerosi!
Gian Mario Felicetti

giovedì 24 maggio 2007

Diritto al matrimonio: una parte fondamentale dell'identità gay italiana

Non basta chiedere ai gay che prendano iniziative per conto loro. Oggi tante persone e tante coppie omosessuali sono sole, soffocate da un clima cittadino arretrato.
Per questo vi faccio una promessa.
Mi muoverò affinché tutte le associazioni gay forniscano queste informazioni basilari:
- Testo della costituzione e breve spiegazione degli articoli 2, 3 e 29
- Testo del codice civile (la parte relativa ai matrimoni)
- Informazioni teoriche sull'accesso all'istituzione matrimoniale
- Informazioni pratiche sulla richiesta di pubblicazione degli atti. Le associazioni locali forniranno numeri di telefono, indirizzi del comune, i nomi degli ufficiali civili.

Conoscere queste cose deve essere una parte fondante ed ineliminabile dell'identità gay italiana. E ci vuole ben poco. Basta inserire, bene in vista su tutti i principali portali gay, una pagina che, con chiarezza e senso civico, diffonda queste informazioni.
Ogni omosessuale (e con lui/lei, tutti i suoi parenti) DEVE sapere che, in Italia, ha diritto al matrimonio e ad una famiglia di serie A. E DEVE sapere come richiedere la pubblicazione degli atti.
Le associazioni gay hanno il dovere morale di informarvi di ogni cosa, soprattutto i movimenti rappresentativi come Arcigay. Questo informazioni servono per aiutare ciascuno di noi ad essere confidente che avere in cuore il desiderio di sposarsiè un desiderio pacifico per ogni gay e per ogni lesbica. Un atto dovuto secondo la legge della repubblica.

Ve lo ripeto: farò di tutto affinché, da Settembre, su tutti i siti gay, ufficiali e blog, ci sia una sezione stabile, dedicata a dare informazioni sui matrimoni, sul diritto al matrimonio, sulle pratiche necessarie per chiedere gli atti!
Contatterò al più presto, e vi terrò allineati sullo stato di avanzamento delle cose:
- l'onorevole Grillini
- Arcigay
- Arcigay milano
- Beppe Grillo
- Anno Zero
Vediamo chi, se e come rispondono.

Adozioni di solidarietà tra famiglie gay

Se da una parte è necessario conoscere la legge, dall'altra è fondamentale comprendere la portata dei riconoscimenti dei diritti civili in termini di vita concreta: progetti, affetti, serenità, realizzazione personale e della società intera.
Per capire in profondità queste cose, informarsi può non essere sufficiente. Qui si tratta di affetti negati, prima ancora che di diritti.
Quello di cui abbiamo bisogno è la solidarietà.
Dobbiamo costruirci una rete internazionale e solidale, attraverso la quale le famiglie all'estero ci aiuteranno a custodire i nostri sogni, i nostri progetti. La voglia di una vita dignitosa e fiera veramente, non solo nelle intenzioni.


Per questo propongo ad ogni famiglia omosessuale di tutto il mondo libero e civile di adottare una famiglia omosessuale italiana. Ogni famiglia "libera" può darci conforto, ma anche l'esempio, affinché non possiamo dire "non lo sapevo".
Noi omosessuali italiani abbiamo bisogno di distogliere lo sguardo miope dall'immondizia politico-camorristica nella quale stiamo affogando. Dobbiamo alzare le sguardo e avere chiaro in mente cosa perdiamo restando a gongolarci in questa situazione di non diritto.
Avremo una coppia che, solo a noi, dirà che hanno festeggiato il loro anniversario di matrimonio. Oppure che il loro figlio sta per nascere, o magari che si prepara al primo giorno di scuola. La festa di compleanno con i compagni, o la prima cotta.
Ma magari questa coppia terrà informati anche quando avranno comprato una casa insieme, quando si sono trasferiti per lavoro senza problemi. O quando uno di loro è stato in ospedale, anche solo per una semplice appendicite.
Ci diranno tutte le volte che non sono stati umiliati, e a noi l'impossibile si rivelerà per quello che è: normale e ovvio. Dovuto.
E' un atto simbolico, ma efficace. Forte. Facciamoci adottare! E non resteremo confusi dagli insulti dei nostri politici, nè dai loro silenzi vigliacchi e calcolatori. Avremo sempre chiaro l'obiettivo e la volontà di raggiungerlo sarà infiaccabile.

lunedì 21 maggio 2007

Come chiedere le pubblicazioni degli atti di matrimonio presso il tuo comune VALE ANCHE PER GLI OMOSESSUALI

Come promesso, ecco quali sono i passi per richiedere la pubblicazione degli atti.
Vi ripeto: gli omosessuali possono richiedere la pubblicazione degli atti. E' lecito!!! E è anche doveroso, visto lo scivolone verso il basso che sta facendo la nostra democrazia.
1) La pubblicazione degli atti di matrimonio deve essere richiesta presso il comune di residenza di uno dei futuri coniugi.
2) Il primo passo è contattare l'Ufficio Matrimoni del comune per fissare un appuntamento con l'Ufficio di Stato Civile.
TRANQUILLI: in questa fase l'impiegato del comune non può fare nulla per bloccare la procedura. Per capirci, se anche si presentassero due fratelli che vogliono sposarsi (cosa espressamente vietata dalla legge), l'appuntamento con l'ufficio di Stato Civile verrà comunque fissato. Se l'appuntamento venisse negato, scatta la denuncia a piede libero per violazione di atti di ufficio. E nessun impiegato si prenderebbe questa briga, anche se odiasse i gay con tutto il suo cuore. Anche se è iscritto a forza nuova, vi deve fissare l'appuntamento. E lo farà. Statene certi.
3) Alla data e l'ora concordate (passano circa due settimane) la coppia si presenta all'Ufficio di Stato Civile per chiedere la pubblicazione degli atti.
4) A meno che non vi troviate di fronte ad un santo, la coppia si imbatterà in un rifiuto della pubblicazione.
5) Per obbligo di legge, il rifiuto deve essere fornito su documentazione scritta ed ufficiale. Infatti, per legge, per niente e per nessun motivo due cittadini italiani devono trovarsi ostacolati nei loro progetti di matrimonio. E proprio con i documenti scritti lo stato garantisce il diritto agli sventurati cittadini che si imbattono in difficoltà amministrative. Anche quando sono gay.
E' fatta.
A questo punto, chi vuole può rispondere impugnando il rifiuto davanti al tribunale.
Ma fermiamoci qui. Non è necessario denunciare nessuno.
Costo di questa attività? Zero.
Se saremo in migliaia a fare queste richieste, avremo in mano un gran numero di documenti ufficiali, di svariati comuni di Italia. Tutti che negano ad una categoria di cittadini un diritto di cittadinanza.
Sono convinto che sarebbe un precedente importante, una leva legale e sociale non indifferente.
Basta volerlo: è possibile.
Basta capirlo: non è provocazione. E' un diritto.
E nel giro di pochi mesi sarà possibile dire: migliaia di gay vogliono sposarsi,ma viene loro negato. Fino ad oggi abbiamo denunciato, inutilmente, un fatto di principio. Quando si sarà affermata la cultura gay del diritto al matrimonio, sarnno i documenti ufficiali dei comuni italiani a parlare. E' ora di passare dalle parole politiche, ai fatti legali. E questi fatti, faranno volare i nostri sogni, facendoli più vicini a quelli di tutti i nostri conittadini.

Come puoi pretendere di sposarti se non sai nemmeno come si fa?

Ora, se il mio obiettivo è arrivare ad avere migliaia di richieste di pubblicazioni degli atti di matrimonio da parte di coppie omosessuali, devo per forza farmi questa domanda: perché quasi nessuno ha già deciso di fare questo passo?
La risposta, a mio avviso non sta nelle assurde idee che dipingono gay e lesbiche intrinsecamente incapaci di avere affetti stabili.
Sono convinto che tanto dipende da questo aspetto pratico, tanto banale quanto cruciale: gli omosessuali sono estranei ai circuiti sociali che introducono alla pratica del matrimonio.
Faccio un esempio semplice: quando un eterosessuale vuole sposarsi, lo dice alla mamma, al papà, alla suocera: e tutti lo informano su come si fa, cosa deve aspettarsi, quanto tempo occorre, dove prendere appuntamento. E' così che, normalmente, le persone scoprono che sposarsi è facilissimo.
Al contrario un omosessuale non ha la minima idea di come si fa per sposarsi, e non sa nemmeno a chi chiedere informazioni. Dove deve andare? Chiedere informazioni al comune sarebbe svilente. Chiederlo alla mamma o al papà sarebbe... incasinante. E così una cosa semplice (e dovuta) come richiedere la pubblicazione degli atti, diventa insormontabile.
E' giunta l'ora di smontare questo Castello di Kafka.
Se è vero che possono negarci il matrimonio (ma beneintesi, lo fanno in contraddizione alla legge), la richiesta di pubblicazione degli atti di matrimonio è un atto d'ufficio dovuto ad ogni cittadino.
Perdipiù, per ogni richiesta negata, gli uffici sono dovuti a fornire una giustificazione ufficiale e scritta. Questo sarà un'arma in più.
Se è l'informazione che serve, possiamo darcela da soli. Perché siamo cittadini.
Inizierò io, nel prossimo post. Ma vi prometto che sto già facendo del tutto affinché ben presto queste informazioni siano informazioni istituzionali di tutte le associazioni gay. Il diritto di richiesta di pubblicazione degli atti deve essere una consapevolezza dell'identità gay italiana. Siamo quasi gli unici, nell'Europa Unita, che non possono sposarsi. Almeno smettiamo di essere quelli nemmeno sanno come si fa. E allora iniziamo ad informarci.
Tanti pensano che in Italia sarà impossibile ottenere i diritti civili per gli omosessuali. Tanti dicono che la colpa è del Papa, come se le leggi le facesse lui. Ci sono troppi gay e lesbiche scoraggiati, in Italia.
A chi dice così, io rispondo tre cose:
- leggete la costituzione, e studiate la legge. Uscite dagli incubi in cui vivete: i miraggi mediatici crollano davanti alla concretezza dell'informazione.
- dopo aver letto la legge e la costituzione, avrete saputo con i vostri stessi occhi, quanto siamo vicini ai matrimoni gay
- allora capite cosa stanno facendo i politici. Ci stanno ammazzando il morale, per renderci inerti e incapaci di fare quell'ultimo passo.
E vero: viviamo in una gabbia. Ma non ci si accorge che è aperta! E' una gabbia mediatica prima ancora che sociale o giuridica. La legge consacra la nostra libertà e i nostri diritti.
Quasi tutti i politici (anche la sinistra) ci disprezzano e ci biasimano: dicono che siamo malati e pedofili. Le nostre famiglie classificate sotto la serie B, le guerre e le carestie africane sono preferibili ai nostri amori: deboli e deviati e socialmente insignificanti.


Ora, ragionate con me: chi, sentendosi quotidianamente intitolare in questo modo, non si deprime? Chi è così forte da non lasciarsi andare?
Siamo sotto l'effetto di un miraggio malevolo, di una allucinazione perversa creata dal bullismo mediatico dei nostri politici.
Sono anni che gay e lesbiche combattono per ottenere la piena cittadinanza: siamo atleti, maratoneti dei diritti civili, siamo ad un passo dal traguardo… e ora ci fermiamo? Diventiamo incapaci di raggiungere l'obiettivo solo perché qualcuno dal pubblico ci fischia e ci denigra?
No. Non è così che funziona. Comportandoci in questo modo, ci si pone come merce di scambio e di contrattazione politica. Siamo milioni in Italia, ma non valiamo più di qualche poltrona.

E allora tiriamo su il nostro morale. Viviamo con libertà i nostri amori e le nostre vite. Issiamo la nostra dignità sul suolo della nostra patria.
La costituzione è dalla nostra parte. La legge non ci vieta di sposarci.
Andiamo avanti. Andiamo tutti a chiedere le pubblicazioni in comune! Non è reato. Anzi. E' previsto dalla legge!


domenica 20 maggio 2007

A Firenze la prima richiesta di pubblicazioni gay

Nei giorni scorsi, Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro hanno richiesto la pubblicazione di matrimonio nel loro comune di residenza, Firenze.
Ovviamente hanno ricevuto un rifiuto, rigorosamente ufficiale, che elenca i vari punti in cui, nella legge si parla di marito o di moglie. Poco importa agli amministratori che queste siano espressioni accidentali e giuridicamente non rilevanti.

Ringrazio Matteo e Francesco per aver messo a disposizione di tutti questi documenti interessantissimi:

Ora, Matteo e Francesco hanno deciso di procedere per denuncia legale. Una via costosa e difficile, ai quali non tutti possono o vogliono procedere. Io compreso. Ma la via legale non è necessaria.

Immaginate, infatti, che migliaia di coppie chiedano la pubblicazione degli atti di matrimonio, vedendoseli rifiutati.
Immaginate di mettere insieme queste migliaia di rifiuti, scritti nero su bianco, firmati da amministratori, funzionali e ufficiali dello stato civile.
Non sono forse una prova, tangibile e inequivocabile, che gli omosessuali sono perseguitati? Che gli omosessuali chiedono un riconoscimento civile inalienabile, chiedono cittadinanza, ma ricevono dinieghi, in contraddizione con lo spirito della nostra costituzione?
Non sarebbe tutto questo un corpo giuridico rilevante? Un precedente giuridico che segna comunque un passo verso l'istituzione del matrimonio omosessuale?
Siete capaci di immaginare una simile situazione? Io sì.
Siete capaci di immaginare un'Italia dove, a breve, le persone omosessuali potranno sposarsi nei comuni? Siete capaci di compiere dei gesti di testimonianza civile, coraggiosi ma semplicissimi e pacifici, per realizzare questo sogno?

Sto cercando persone che vogliono aiutarmi in questo.
Che se la sentano di andare nel proprio comune.
Chiedere la pubblicazione degli atti.
Ricevere il documento di rifiuto.
E poi faxarlo alle associazioni omosessuali,
Condividerne su web una copia scannerizzata,
Metterlo a disposizione di chi vorrà documentare al mondo l'ingiustizia subita dagli omosessuali italiani.
Potete pensare che io sia un sognatore, ma non sono l'unico. Spero che presto ti unirai a noi.

Appello ai sindaci: sposatemi!

Torno a ripeterlo: il matrionio tra uomini non è vietato e non è reato. Purtroppo, ad oggi, non sono mai esistite coppie di uomini che ne abbiano fatto richiesta (ma su questo torneremo più tardi) e che abbiano trovato la comprensione del sindaco.
Per la prima parte, mi sto dando da fare: vi prometto che da qui a pochi mesi, le domande di rihiceste di matrimonio omosessuali saranno migliaia in Italia.
Tuttavia, è poco credibile immaginare di trovare dei sindaci o degli ufficiali disposti a celebrare questo matrimonio tra uomini o tra donne.
Sia chiaro, se avvenisse un simile fausto evento, questo sindaco non sarebbe passibile né di denunce penali, né di sanzioni amministrative e nemmeno di multe. Nella legge non ci sarebbero gli estremi per punire il responsabile di un simile atto amministrativo. Tutto sarebbe secondo la legge.
Ovviamente, l'atto sarebbe impugnato e molte persone si opporrebbero a questo matrimonio. Tuttavia, varrebbe la pena di rompere il ghiaccio attraverso questa strada, come è già avvenuto, ad esempio, in America. I matrimoni sono stati annullati, ma il caso è andato alla corte suprema.

E allora? Allora faccio un appello accorato a tutti i sindaci d'Italia. Sposateci! Sposate il nostro amore! Date un riconoscimento alle nostre storie, alle nostre vite, alla nostra dignità! Fate un dono all'Italia e alla sua dimensione civica. Spsateci!
Inizio da Walter Veltroni, sindaco di Roma che quest'anno ospiterà il Pride Parade 2007. Walter, potresti per favore prendere due gay e sposarli?
E poi c'è Letizia Moratti. Cara Letizia. Io vivo a Milano, da anni do anima e cuore a questa città. Non sarebbe stupendo se tu, in qualità di sindaco, riconosca la dignità della mia persona e della mia famiglia?
Poi mi rivolgo al Sindaco della mia città natale, Ascoli Piceno, che sempre porterò nel cuore (la città, non il sindaco…). Carissimo Piero Celani, ti prego, almeno tu, rispondi al mio appello, per l'amore alla nostra terra che ci accomuna. Sposaci, me e Riccardo, nella stanza più bella del nostro comune.
Ai più questi appelli possono sembrare provocazioni. E invece non lo sono. Sono appelli che vengono dalla conoscenza della legge e dello spirito della costituzione.
E soprattutto provengono da un amore sconfinato per la mia patria. Ho deciso di restare in Italia e di sposarmi in Italia, perché amo questa terra, ma soprattutto ama la sua gente. Che si merita una nazione più libera, meno ipocrita e più serena. Coraggiosamente civile.
Infine, un qualunque cittadino italiano può celebrare il matrimonio civile. E allora sarebbe bello se Romano Prodi celebrasse il primo matrimonio omosessuale, o comunque qualche personaggio importante: Luxuria, Grillini, Silvestri, Pecoraro Scanio, Capezzone, Cecchi Paone e tutti i parlamentari omosessuali, o come va di moda, bisex. Cosa aspettate a muovervi in questa direzione? Temete di perdere la poltrona? Datevi da fare, piuttosto! L'Italia aspetta più civiltà e più dignità.

La costituzione e la legge - 2/2

--CIO' CHE E' VIETATO e CIO' CHE NON LO E'
in Italia è vietata l'adozione da parte di due persone omosesusali.
In Italia è vietata la poligamia.
In Italia è vietato sposarsi in tre.
In Italia è vietato sposarsi tra parenti ed affini.
Queste cose sono vietate, e contravvenire alla legge in questi termini sarebbe effettivamente provocatorio.
Nel codice civile c'è un intero e lungo articolo che definisce con precisione ed esaustività, tutti i casi di impossibilità al matrimonio. E' l'articolo 87, nominato "Parentela, affinità, adozione e affiliazione".
I matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono vietati dalla legge. Significherà pur qualcosa o vogliamo tutti convincere che è così per caso?
--I MATRIMONI OMOSESSUALI SONO GIA' PREVISTI DALLA LEGGE
Addirittura il matrimonio tra persone dello stesso sesso è già previsto dalla legge, nei casi di transessualismo! (Legge 1.12.1970 n° 898, modificata dalla legge 14.4.1982 n° 164). Ironia della sorte, in una coppia sposata, i coniugi possono cambiare sesso, senza che questo comporti, di diritto, l'annullamento del matrimonio. In altre parole la legge sancisce nero su bianco che l'istituto matrimoniale non è incompatibile con l'uguaglianza di sesso.

--FATE UN GIRO SUL SITO DEL VOSTRO COMUNE
Siccome la legge non è pura teoria, ma si esercita nelle amminstrazioni comunali, ora andate sul sito del vostro comune e cercate le informazioni su come sposarvi. Fatelo! Ne vale la pena.
Ad un certo punto diranno chi può sposarsi e chi no. E vedrete che da nessuna parte sta scritto che gli omosessuali non possono sposarsi. Dichiararlo sarebbe illegale!!

Dunque, omosessuali di tutta italia: unitevi in matrimonio!!!! Sposatevi!!!! Ma prima leggete la legge, questa legge che è molto più arcobaleno di quello che voi credete.
E più conoscerete la legge, più assomigliere a questo sole. E ricordate: LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI.


La costituzione e la legge - 1/2

La costituzione è bellissima. Esprime solo i pincipi, le linee guida della legge. E' l'unico testo di legge che parla al cuore dei cittadini e per questo tutte le minoranze dovrebbero conoscerla benissimo.
E perciò, questo è il link della costituzione italiana dal sito del Quirinale.
E così potete scaricarvela in pdf.
Non è necessario leggerla proprio tutta. Della costituzione, devono essere conosciuti gli articoli 2 e 3 che garantiscono il riconoscimento dei diritti inviolabili e la pari dignità di tutti i cittadini e delle formazioni sociali che decide di costituire. E poi c'è l'articolo 29, di cui abbiamo già discusso, il quale conferma l'obbligo per la repubblica di riconoscere le formazioni familiari che nascono nella società.

E la legge cosa dice? Il codice civile affronta il tema del matrimonio nel titolo VIII (intitoato "Della celebrazione del matrimonio") , gli atricoli vanno dal 50 al 94 - d.P.R. n. 396/2000.
Leggetela da questo sito ufficiale del Ministero di Grazie e Giustiza.
Non esiste una famiglia di stato, ovvero lo stato non definisce mai cosa sia una famiglia o chi debba costituirla. Questo non avviene né nella costituzione, che parla esclusivamente di coniugi, né nella legge.
Per essere precisi, nella legge la parola coniuge/coniugi appare 21 volte. Solo 3 volte si parla di marito e moglie. In particolare, nell'atto del matrionio, l'ultimo punto recita:
"la dichiarazione degli sposi di volersi prendere rispettivamente in marito e in moglie"
Ma questo può bastare, secondo voi, per dire che il matrionio è definito come una unione tra uomo e donna? E' evidente che in questi punti l'espressione "marito e moglie" non deriva nè definisce la natura giuridica di questa istituzione. Si tratta di una interpretazione, da parte del legislatore, un tempo ovvia. Ma oggi persevera in contraddizione allo spirito della costituzione.
Basta cambiare in questi tre punti le parole marito e moglie con la parola coniugi. Punto.

Perché questo Blog? Voglio sposarmi.

E' importante tornare a focalizzare lo scopo ultimo di questo blog. Voglio pubblicizzare il mio libro, è vero. Ma perché ho scritto il libro?
Voglio sposarmi con il mio uomo, Riccardo.
Sempre, voglio sposarlo entro cinque anni, perché non ha senso attendere che la società cresca, maturi e comprenda la mia dignità.
Fortissimamente voglio sposarmi in Italia, perché amo la ma patria e per nulla al mondo la lascerò in balia di chi si sente sereno solo se riesce a negare diritti civili ad altri.

Ma non è tutto. Sposarmi è un obiettivo che ha senso solo se viene perseguito insieme agli altri italiani: omosessuali e non. Forse non sono centinaia di migliaia gli omosessuali che desiderano sposarsi? Forse non sono ancora di più i genitori e i parenti di persone omosessuali che desiderano che il proprio figlio o la propria figlia siano "sistemati"?
Il tempo dei tabù è finito. Nei post a seguire, si capirà molto bene quali piccoli passi sono necessari affinché, nel giro di pochi mesi e senza nessuna spesa legale, l'Italia farà un passo avanti importante per l'istituzionalizzazione dei matrimoni per i cittadini omosessuali.

martedì 15 maggio 2007

Fantasmi da far paura

Pensate ai classici film un po' retrò, tornate all'ingenuità cinematografica di quahce decennio fa, dove bastava un po' di biancore e di trasparenza per comunicare una complessità di emozioni.
Il fantasma vaga, solo, in un limbo che sa di dannazione. La sua esistenza è sempre in bilico, a metà tra il suo corpo non completamente andato e la sua anima non completamente libera.
Come sotto l'effetto di una maledizione, piange e si dispera perché, da solo, non può risolversi. La sua pace dipende da qualcuno, qualche uomo che l'ascolti e rompa le sue catene.

Una volta gli omosessuali erano fantasmi, perché la loro vita non valeva niente. Oggi le persone omosessuali in Italia sono appena sufficientemente tutelate, ma le loro famiglie assolutamente no. Le famiglie omosessuali, per lo stato Italiano, non valgono nulla. Oggi sono le famiglie omosessuali ad essere fantasmi.

Fa brutto dirlo, ma finché il popolo italiano non libererà i nostri affetti da questo limbo istituzionale e sociale, le nostre piaghe (indotte dai benpensanti) infesteranno la vita di tutti. Inevitabilmente, tutti gli italiani sentiranno i nostri lamenti: il nostro pianto entrerà dentro le mura delle case, vivremo negli incubi di ogni cittadino. Perché un fantasma, finché non ha pace, non si placa e non può placarsi.

Siamo fantasmi. Può essere presa ogni forma di precauzione contro gli omosessuali e i loro affetti: ma nè gli uni nè gli altri scompariranno mai. Non esiste nessun GhostBuster che potrà rinchiuderli, vincolarli, neutralizzarli. Inevitabilmente respireranno la stessa identica aria di quelli che si dicono normali.
Danno per danno, vale la legge del taglione: la nostra dannazione sarà la condanna delle famiglie istituzionali, finche rimarranno privilegiate dalle legittimità (che paradosso etimologico!).

Le famiglie gay sono come l'Inter


C'è chi ritiene che l'unica strada per dare diritti agli omosessuali è il riconoscimento dei diritti individuali attraverso le leggi privatistiche. Questo, si dice, per evitare di fare Famiglie di Serie B.
Serie B? E chi sarebbe di serie B? Forse le famiglie omosessuali sono di serie B? E perché? Perché non possiamo procreare con un rapporto sessuale? Questo ci fa essere delle non famiglie? Dove sta scritto? Non certo nella costituzione, perché essa mai sottintende all'obbligo di procreare attraverso rapporti sessuali.
Le famiglie sono tutte uguali. Ma se proprio vogliamo dare un marchio a qualche famiglia, ecco quali sono le famiglie di serie B.
1) quelle in cui i padri, di nascosto, vanno a violentare le ragazzine schiave del sesso minorenni (e avolte anche i ragazzini), mentre le mogli fanno finta di niente.
2) Le famiglie di serie B sono quelle in cui i genitori educano i figli alla discriminazione e alla mancanza di rispetto. Mi immagino, che so io, i parlamentari teodem o quelli della CDL che tutte le mattine dicono ai loro figli, prima di lasciarli all'asilo o alla scuola elementare: "Vai figlio mio! E ricordati che tu sei un figlio di serie A. Robertino, invece, che ha la mamma divorziata, è di serie B. Mentre invece, Giulia, che ha il padre gay, quella puoi pure insultarla e picchiarla. E' praticamente figlia di nessuno." Detta così sembra una presa in giro. Eppure il figlio di mia cognata ha quasi quattro anni e ancora non si è goduto tre mesi d'asilo perché in quello vicino casa ci sono i bambini neri. E allora bisogna fare i kilometri, e non è facile...
3) Sono famiglie di serie B quelle che si preoccupano di compiacere qualcun'altro più che di coltivare l'amore nel loro interno. Quelle che si preoccupano "che cosa diranno gli altri"?

Le famiglie omosessuali sono vere famiglie di serie A, come tante famiglie in Italia.
Le famiglie gay sono come l'Inter
di qualche anno fa: ancora non vincono mai, perché non hanno mai rubato la dignità a nessuno. Nè l'hanno comprata al prezzo della dignità altrui. Ma un giorno verrà un giudice, dei giornalisti pubblicheranno scottanti intercettazioni e alla fine si capirà che i moggi della famiglia che stanno impestando la nostra società non sono poi persone così per bene...

Ancora copie vendute

Domenica 13 Maggio, durante la gara di nuoto UISP regionale SwimForLife9, la vendita vis-a-vis del libro ha avuto un grande successo. Altre 35 copie venute più 15 prenotate hanno permesso di donare ben 50 Euro all'ASA (Associazione Solidarietà AIDS)!
Ho voluto scommettere sull'abbinamento sport/cultura/beneficenza e l'interesse della gente ha confermato quello che pensavo: il mondo dello sport è vivo, ama la cultura, ama fare del bene ed è sensibile alle tematiche sociali, alla libertà delle persone, al senso civile.
Grazie mille a tutti i miei lettori: spero siano sempre di più ma soprattutto soddisfatti della lettura.
Già più di cento copie de "La Famiglia Fantasma" sono andate letteralmente a ruba, tanto che dovrò fare una seconda ordinazione!
Intanto, in questi giorni, il libro arriverà in tutte le librerie!

sabato 12 maggio 2007

Grazie a Imma Battaglia

Questo è il titolo del messaggio a pagamento comparso oggi sulle maggiori testate quotidiane: Corriere, Repubblica, Il Giornale e anche La Gazzetta dello Sport.
Il contenuto del messaggio è qui.
E' stato pubblicato grazie all'impegno e all'intelligenza di Imma Battaglia.

Family Day, Familiy Gay... che differenza fa! Se fossi in te, io ci andrei.

Cultura, sport e beneficenza


Dopo il successo del RhaBar, la prossima occasione a Milano sarà Domenica 13 Maggio durante la gara di nuoto Swim For Life, nella piscina di Cologno Nord (linea verde).
Durante la giornata sportiva, all'ingresso della piscina, sarà in vendita il libro "La famiglia fantasma" e sarà possibile anche parlare con l'autore.

Inoltre, ad ogni lettore sarà donato un simpatico omaggio (fino ad esaurimento scorte).

Ma soprattutto, per ogni copia venduta, 1 euro sarà devoluto all'ASA, Associazione Solidarietà Aids.

Così anche chi non nuota potrà partecipare all'iniziativa di solidarietà che il Gruppo Pesce ogni anno persegue nei confronti dell'ASA.

12 Maggio, Roma, Piazza Navona




Piazza Navona è la splendida cornice in cui, domani 12 Maggio, potrete acquistare "la Famiglia Fantasma", in attesa che, dalla prossima settimana, sia in tutte le librerie.


Grazie all'editore e a due splendide ragazze che domani saranno sul posto!


Tante famiglie, un solo corpo sociale

E del resto non è tutto molto più mescolato? Non sono forse gli omosessuali figlie e figli, ma anche fratelli e sorelle, zie e zii, cognate e cognati, cugine e cugini, in tutta la gamma di relazioni che la grande e ampia struttura della famiglia include? Insomma, non esiste un mondo omosessuale veramente separato, a parte, diviso dalla comune vita sociale. Forse è questa la vera, grande paura. Il punto è che si preferirebbe la clandestinità, il silenzio. E la sofferenza, il dolore che questo comporta. Non solo per le persone omosessuali ma, appunto, per chi li ama, le loro famiglie, i loro amici.
Queste parole di Bia Sarasini fanno riflettere sul significato più ampio di famiglia e sulla portata della contrapposizione manichea gay vs non-gay. Il pregiudizio antiomosessuale mortifica in primo luogo i nostri cari, quelli che per primi e che più di tutti ci vogliono bene.
Le famiglie omosessuali nascono da quelle etero. Se le famiglie omosessuali non vengono ostacolate, è la famiglia eterosessuale che viene sterilizzata, ferita e offesa.
Siamo tutti la stessa famiglia, un solo corpo sociale: più lo sezioniamo, più lo deturpiamo. Il tessuto sociale costituito dagli affetti solidi e solidali degli italiani è come un albero a cui tanti cercano di togliere i rami sgraditi: questo è brutto, questo è storto, questo è debole, quest'altro minaccia gli altri, questo ha vita troppo breve, questo non ha frutti.
Alla fine, continuando a recidere, resterà una pianta morta, proprio per colpa di chi dice di amare la vita.

venerdì 11 maggio 2007

Presentazione al RhaBar


Ieri si è svolta l'inaugurazione del libro al RhaBar.
Un'esperienza indimenticabile.

Durante la serata hanno girato centinaia di persone e tanti mi hanno chiesto del libro, si sono informati, avevano voglia di discutere e di conoscere più da vicino le nostre istituzioni. Ringrazio di cuore tutti i partecipanti il cui sostegno morale è stato insostituibile e impareggiabile. E un in bocca al lupo a Valentina che ha voluto una copia del mio libro per la sua tesi di laurea sull'argomento della condizione sociale degli omosessuali.


La Famiglia Fantasma sarà a giorni nelle librerie. Buona lettura a tutti!

giovedì 10 maggio 2007

Intervista Fantasma

Mi fa molto piacere segnalrvi questa intervista che è stata pubblicata qualche giorno fa nel blog di Roberto Russo, che ringrazio di cuore per il suo interesse nel mio libro.
Intanto posso confermarvi che il libro è stato distribuito ieri e quindi, da domani potrete trovarlo nelle librerie.
Intanto i momenti per parlare di questo libro si stanno moltiplicando. Ovviamente vi terrò aggiornati su ogni cosa.


mercoledì 9 maggio 2007

Rosy Bindi come mia cognata

Era il Dicembre 2006 e la cognata del mio uomo decise di non invitarci al battesimo di suo figlio Filippo perché, in quanto omosessuali, la testimonianza del nostro essere famiglia fu ritenuto da lei incompatibile con il sacramento cattolico.

Ieri, Rosy Bindi ha ragionato in un modo molto simile: "Sei omosessuale? Non devi partecipare al Forum sulla famiglia."

Non mi stancherò mai di ripetere che l'articolo 29 della costituzione recita in questo modo:


1) La C. non riconosce la famiglia, ma i diritti della famiglia. In altre parole, non definisce cosa è famiglia e cosa non lo è. Piuttosto si preoccupa di riconoscere a tutti i suoi cittadini i diritti di accesso a questa istituzione.

2) La C., con il termine Società Naturale, proclama che la famiglia è una realtà sociale che sussiste prima e a prescindere dell'autorità dello stato. Quindi, per il nostro ordinamento non esiste nè una famiglia istituzionale, nè una famiglia (fondata sul diritto) naturale. Almeno così pensano 23 costituzionalisti (contro appena 2 che dissentono). In Italia non esistono nemmeno le cosiddette Famiglie Legittime, perché è la stessa costituzione che nega a qualsiasi istituzione e a qualsiasi persona l'autorità di poter definire chi è famiglia e chi no. Tutti questi significati sono racchiusi nell'espressione giuridica Società Naturale.

3) La C., nel preoccuparsi di riconoscere i diritti di famiglia che tutti i cittadini hanno, dice di preferire l'istituto matrimoniale. Quindi, rifiutare il matrimonio a categorie di cittadini è contrario allo spirito della costituzione.
Sono totalmente d'accordo con Rosy Bindi, quando dice che "La famiglia è quella di cui si parla nella costituzione". Brava. Peccato che lei non ascolti i nostri costituzionalisti per capirla. La interpreta a modo suo...

mercoledì 2 maggio 2007

La copertina del libro


Buongiorno a tutti, sono orgoglioso di mostrarvi la copertina del libro che è di imminente uscita... Per motivi tipografici, causa la fiera del libro di Torino, l'uscita del libro è posticipata di alcuni giorni. Almeno, godetevi la copertina...

giovedì 26 aprile 2007

Vi presento la famiglia fantasma

Vi presento la famiglia fantasma: un’unita indivisibile, una realtà già presente in Italia. Due persone, una sola famiglia… quando verrà tolto il velo? Quando saremo liberi di gaurdarci tutti negli occhi?
Spero con tutto il cuore il parlamento italiano deciderà finalmente di levare questo odioso burqa istituzionale alle famiglie omosessuali e alle famiglie non sposate. Unica alternativa sarebbe l'affermarsi di un fondamentalismo di stato che già striscia...
Giovedì 10 Maggio, alla presentazione del libro presso il RhaBar, questa famiglia sarà intervistata: purtroppo dovrà indossare ancora con il velo e nessuno potrà vedere in faccia chi la costituisce. Però avrà una gran voglia di parlare, per testimoniare la propria unità.

lunedì 23 aprile 2007

Presentazione del libro




Per la presentazione del libro, siete tutti invitati Giovedì 10 Maggio, alle ore 20:30 al RhaBar, Alzaia Naviglio Grande 150, a fianco della Canottieri Olona.

giovedì 19 aprile 2007

A chi è rivolto questo libro

C’è chi ama la famiglia con i fatti. Altri la amano con le belle parole.
C'è chi ama la famiglia perché è una scuola di vita e di amore. Altri amano piuttosto i suoi privilegi.
Milioni di Italiani vivono storie affettive stabili ed edificanti come fossero fantasmi: senza storia, senza legge e senza futuro. L’Italia nega un riconoscimento istituzionale a milioni di coppie non sposate, erroneamente considerate tutte coppie di fatto.
I capitoli del libro "La famiglia fanstasma" costituiscono un agevole percorso che conduce questi nuclei familiari alla conquista del loro spazio vitale nella dimensione pubblica della comunità civile.

Senza radici - Meritare l'attenzione della storia

Le famiglie non istituzionali esistono da sempre e hanno un obiettivo fondamentale: conquistare il diritto alla memoria, meritando la giusta attenzione della storia. In particolare, le famiglie e gli affetti omosessuali sono parte ineliminabile della nostra identità nazionale: ogni censura in questa direzione rende la civiltà occidentale più debole e povera, un albero sofferente a cui sono state recise radici vive.

Senza legge - Conoscerla per essere riconosciuti

Per essere riconosciuti dalla legge, è irrinunciabile conoscere la legge e le istituzioni del nostro stato. Il libro indaga con lucidità alcuni luoghi comuni: così svela che la Costituzione Italiana non sancisce in nessun modo il matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Oppure, tra i costituzionalisti, ne trova 23 che ritengono costituzionali PACS, ma solo 2 che li ritengono incompatibili. Infine spiega che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è vietato dal diritto Italiano: semplicemente, non è codificato nelle abitudini interpretative.Informazioni sufficienti per meditare sulle infinite possibilità di azione civile. Sposarsi non è così impossibile per due omosessuali italiani: aspettare i tempi della politica non è indispensabile.

Senza legge - Riappropriarsi della piena cittadinanza




Ma soprattutto, questo libro invita gay e lesbiche italiani a prendere in mano il tricolore e farne il proprio stendardo, il proprio orgoglio. Esibirlo per inneggiare la propria piena cittadinanza e condividere questa fierezza insieme a tutti gli Italiani.

“Non siamo abituati a vedere una bandiera sulla quale si posa la parola GAY. Questo stendardo risolve un’antitesi che solo all’apparenza sembra irrisolvibile: essere gay e lesbiche visibili e nel contempo nutrire sentimenti patriottici. E’ un invito rivolto a tutti gli Italiani a conoscere meglio gli omosessuali e vederli per quello che sono: parte integrante e fondante della società italiana. Tutti i cittadini italiani, indipendentemente dal loro orientamento, sono uniti dalla nostra bandiera. Tutti condividiamo i valori di civiltà e di famiglia. Condividiamo la stessa natura e la stessa vita. Insieme occupiamo lo stesso lato della bandiera.”